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Inaugurata con successo la mostra Eros nero di Tommaso Serra

Pubblicato il 27 settembre 2021 • Comunicati

Riceviamo e pubblichiamo:

Sabato 25 settembre si è inaugurata con successo la mostra Eros nero di Tommaso Serra nei locali della Galleria dell’Eros. Presente, anche se non numeroso, un pubblico però assai qualificato di artisti ed addetti ai lavori oltre a qualche curioso intervenuto per l’ attrattiva di una mostra che era sta propagandata come shockante. Tra gli artisti presenti alla manifestazione ricordiamo solo Franco Panella, Accursio Truncali, Giovanni Varisco, Marzia Calì ed Ivana Urso. Tra i giornalisti e critici d’arte erano presenti Giuseppe Fumia corrispondente del giornale La Sicilia, Federico Modica, direttore del giornale on line Guida Sicilia, Michele Manna, direttore del Settimanale di Bagheria, tra i critici d’arte Giovanna Cavarretta, Rosanna Balistreri e Luca La Porta.

Presente anche la figlia del pittore Mario Liga, che è stata compagna del compianto artista di Casteldaccia Giovanni Castiglia. Presente ancora il presidente dell’Arcigay palermitano, Enzo Scimonelli.

Chiaramente non poteva mancare all'evento  l’arista Serra, accompagnato da  moglie e figli. Serra dopo l’intervento inaugurale di Piero Montana, ha preso la parola soffermandosi su due cose, la prima la libertà sessuale della donna in Senegal, la seconda riguardante la questione gay non molto felice in questo paese, dove l’uomo ben visto è solo quello eterosessualmente sposato

Di seguito pubblichiamo il discorso che Piero Montana ha tenuto in questa serata di vernissage per parlare, sia pure brevemente, di Serra e della sua arte.

Discorso inaugurale di Piero Montana

Tommaso Serra l’artista di cui la Galleria dell’Eros presenta la personale in questi nostri locali dove potete ammirare le sue opere, è anzitutto una persona, un personaggio, a dire il vero molto singolare, che  quando anche veste gli  abiti occidentali nel cuore ha una forte passione per l’Africa, un continente povero, che è stato oggetto di una politica coloniale disastrosamente predatoria.

 Soggiornando, vivendo in varie città dell’Africa, Serra è venuto in contatto con quelli che Frantz Fanon  chiamava i dannati della terra, sperimentando dunque sul luogo  e non a distanza un sentimento di profonda solidarietà con le genti del così detto terzo mondo. Un sentimento che noi non possiamo non condividere, anche se al di là di questo sentimento di solidarietà che ci accomuna, diverse sono tra noi le idee politiche che per quanto ci riguarda, pur non condividendole, non possiamo da liberali che rispettare.

Il soggiorno di Serra in Africa è significativo del malessere nutrito dall' artista per la sua patria, l’Italia che fa parte di uno dei paesi industrialmente più sviluppati dell’Occidente.  Ma il suo non è il malessere di chi, pur restando un occidentale, ha una infatuazione per i paesi esotici. Serra non è un nuovo Gauguin. In Africa sicuramente egli non ha trovato alcun paradiso, ma un paese misero perché depredato dalle multinazionali.

Il soggiorno di Serra in Africa ha arricchito comunque l’esperienza esistenziale dell’uomo e dell’artista.

Di questa esperienza sono testimonianza i suoi diari africani. Questa mostra sull’Eros nero non è che una campionatura dei molti suoi lavori eseguiti in Africa. Di questi lavori abbiamo scelto, essendo la nostra una Galleria dell’eros, quelli aventi per l’appunto soggetti erotici, sessuali.

Sicuramente l’eros africano nelle sue diverse espressioni non è molto dissimile dal nostro. Ma questo eros del continente nero è un eros, a differenza del nostro, a sangue caldo, un eros, che possiamo definire bollente. E’ un eros surriscaldato dal calore della terra, un eros del tutto naturale che sposa energia solare con energia libidica. In quanto naturale esso fa parte integrante con la natura e i suoi spiriti.E’ la natura stessa che nelle pratiche sessuali africane si risveglia manifestando la sua volontà di vivere, di esistere là dove il semplice vivere, esistere è più problematico, difficile. Per questo l’eros del continente nero si attua  in questa manifestazione della volontà di vivere con l’apporto anche di energie tribali, primitive, con l’apporto delle energie di tutto un clan, di tutto un ceppo d’appartenenza, giacché è a questo clan  tribale che occorre assicurare la sopravvivenza con l’assicurare la continuità della specie. Nell’esperienza di quest’eros salta, viene meno quello che noi chiamiamo principio di individuazione, ossia l’io, il soggetto, l’atomo individuale che costituisce invece la nostra identità. Serra nell’eseguire questi suoi lavori sull’eros nero non ha fotografato il soggetto sessuale. La sua non è l’arte di un fotoreporter. Il suo campo visuale non ha cercato un riscontro, per così dire, oggettivo. L’eros nero non è stato guardato da un voyeur esterno, da un morboso guardone. In Serra manca proprio il senso della fotografia documentaristica. La sua è un’arte che guarda all’eros partendo non dall’esterno, ma dall’interno, ossia dalla propria interiorità. Ma questa interiorità per essere tale deve sbarazzarsi anzitutto da una soggettività superficiale. Questa interiorità non può che guardare dentrose stessa nella sua profondità di uno stadio infantile, di un suo nucleo primitivo. E’ a partire da questo nucleo che essa guarda al mondo e all’eros che in questo mondo si esprime. In questi suoi lavori erotici Serra ha fatto tabula rasa della sua mentalità occidentale e di un io, di un soggetto che sorregge l’intera impalcatura di tale mentalità. L’io, se così possiamo dire, primitivo di Serra, in tale stadio, può mettersi allora in sintonia con il soggetto primitivo, tribale del mondo africano. Un soggetto che al di là della maschera svela la sua vera natura animale. L’animale infatti ha un posto privilegiato in questo eros africano. Mascherati da animali indigeni africani si danno alla copula. Ma la maschera piuttosto che celare, svela la vera natura dell’uomo in preda all’eros, giacché nell’eros l’uomo è per l’appunto nudo, è, nella sua natura, essenzialmente animale. Per questo anche l’uomo piùcivilizzato  avverte sempre il bisogno di mettersi a nudo. L’uomo africano o europeo si mette a nudo nel sesso, mostrandosi nella sua essenzialità costituita da un’insopprimibile animalità. Un’animalità che nell’eros del continente nero ha una grande rilevanza.

Dell’arte di Serra ci sarebbero molte cose da dire, ma quella che a noi sembra più importante è data da un certo decostruzionismo. Serra nella ricerca di un nuovo linguaggio a lui più congeniale, decostruisce anzitutto l’impianto di un disegno accademico, di un disegno anatomico, fotografico. Il suo è infatti un disegno infantile dai tratti assai primitivi che viene a trovarsi in sintonia con i soggetti delle sue rappresentazioni erotiche. Un disegno dunque molto elementare che si sostiene, che si alimenta con un colore di natura vegetale. Piuttosto che disegnare Serra direttamente dipinge cercando nelle sue rappresentazioni di cogliere l’essenziale, che viene costituito dai dati espressivi, cosicché riguardo alle sue opere possiamo parlare di un disegno espressionista dai tratti marcatamente primitivi.

Un tale disegno ha certamente dietro, alle spalle tutta una cultura dell’arte contemporanea, di cui l’artista ha fatto tesoro, ma la sua arte al di là di tante recenti contraffazioni ha dalla sua parte un sentimento di autenticità, che la rende davvero unica, sincera ed importante.

 

Piero Montana